Il cloud promette di pagare solo ciò che usi. In pratica, quasi tutte le aziende pagano molto di più del necessario — non per sprechi evidenti, ma per scelte architetturali prese una volta e mai riviste. La buona notizia: i costi sono una leva di ingegneria, non un destino.
1. Dimensiona sui dati, non sulle paure
La maggior parte delle risorse è sovradimensionata “per sicurezza”. Misura l’utilizzo reale di CPU e memoria per due settimane e ridimensiona: quasi sempre si può scendere di una o due taglie. Con Kubernetes, imposta request realistici e lascia che l’autoscaler faccia il resto.
apiVersion: autoscaling/v2
kind: HorizontalPodAutoscaler
spec:
minReplicas: 2
maxReplicas: 20
metrics:
- type: Resource
resource: { name: cpu, target: { type: Utilization, averageUtilization: 70 } }2. Spegni ciò che non serve
Ambienti di test e sviluppo accesi 24/7 sono soldi bruciati di notte e nel weekend. Uno scheduler che li spegne fuori orario può dimezzarne il costo. Vale anche per job batch e code: paga la capacità quando la usi.
3. Scegli il servizio giusto, non quello di moda
Un database gestito, un serverless o una coda managed costano di più a unità ma tolgono lavoro operativo: spesso conviene. Altre volte una VM riservata a lungo termine (con impegno di spesa) taglia il conto del 40%. La regola è misurare e decidere caso per caso.
Ottimizzare i costi non significa risparmiare sulla qualità: significa smettere di pagare per ciò che non usi. È uno degli interventi con il ritorno più rapido.
Hai un progetto cloud o AI da portare in produzione? Ne parliamo volentieri.


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